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''Mi è sembrato di sognare. Mi è sembrato normale. Finalmente", un tifoso racconta il ritorno al palazzetto per tifare Aquila Basket dopo le limitazioni per Covid

Il quotidiano Il Dolomiti è partner di Aquila Basket, un viaggio per raccontare persone, storie e volti del club.  I palazzetti sono tornati a riempiersi con tutte le misure del caso per fronteggiare questa fase dell'emergenza Covid

di Redazione

TRENTO. "Si torna ai gesti dimenticati, alle piccole scaramanzie. E, lo ammetto, ti torna quel piccolo nodo in gola che si chiama emozione. Senza il pubblico non si vive; non è solo una questione cestistica". I palazzetti sono tornati a riempiersi con tutte le misure del caso per fronteggiare questa fase dell'emergenza Covid. E Bskt, il magazine di Aquila Basket, ospita le sensazioni di un tifoso, Nicola Ferrari, che riassume la grande voglia di normalità quotidiana.

 

"Io mi tengo stretto questa faticosa esistenza, questo ritrovare espressioni antiche e questa esultanza per una tripla. Io c’ero domenica 26 settembre contro la Virtus. Mi è sembrato di sognare. Mi è sembrato normaleFinalmente".

 

Il quotidiano Il Dolomiti è partner di Aquila Basket, un viaggio per raccontare persone, storie e volti del club. E' online il numero di ottobre di Bskt, il progetto editoriale di Dolomiti Energia: un approfondimento sul mondo bianconero e una serie di contenuti ideati esclusivamente per il magazine.

 

Il protagonista della copertina è Diego Flaccadori, reduce dal biennio con il Bayern Monaco, la guardia ritorna a Trento alla corte di coach Molin (Qui articolo) ma in questo numero si sconfina anche nella corsa in montagna con l'intervista a Christian Modena del Team La Sportiva (Qui articolo). Spazio poi alle società che ruotano attorno all'Academy di Dolomiti Energia, in questa puntata lo Junior Basket di Rovereto (Qui articolo). Il tutto in attesa del prossimo numero, quello di novembre.

 

Vero, c’era la Super Coppa. Impegno ufficiale quanto si vuole ma il campionato è un’altra cosa. La Virtus Bologna, poi. Cambia la percezione del tutto, si torna a una specie di normalità.

 

Si torna ai gesti dimenticati, alle piccole scaramanzie. E, lo ammetto, ti torna quel piccolo nodo in gola che si chiama emozione. Senza il pubblico non si vive; non è solo una questione cestistica.

 

Qui si parla di quotidianità. E senza il pubblico non vive l’Aquila. Guardavo gli spalti e non vedevo volti anonimi, vedevo appartenenza. Essere un tifoso della squadra di basket di Trento significa siglare un patto di sangue con la sofferenza. No, senza la retorica calcistica del più mi fai soffrire e più ti amo.

 

Quella lasciamola ai tifosi genoani. Qui si parla del piccolo villaggio di Asterix che sfida l’Impero Romano. Qui è orgoglio territoriale declinato in catene montuose. Solidità mentale e divagazione emozionale in salsa a spicchi. Dicono che il trentino sia freddo, dicono. Ma l’orgoglio di chi non lascia dietro nessuno può essere così definito? Il Trentino è inclusione, solidarietà. Il Trentino è anche la sua squadra di basket. Piccola commensale seduta a un tavolo di giganti, eppure dotata anch’essa di coltello e forchetta.

 

La gente queste cose le sa, le capisce. L’Aquila come un brigantino pirata che solca marosi arrabbiati alla ricerca di galeoni spagnoli. Noi, fratelli della costa. Una folle contraddizione in termini orografici. Eppure questo è il punto focale, combattere come un pirata. Con il coltello tra i denti sapendo che dovranno eliminarci uno a uno se vogliono portare a casa il tesoro.

 

Il ritorno al palazzo mi ha dato queste sensazioni, questo abito avventuroso. Ho visto spade sguainate, ho sentito cameratismo e il profumo di rhum ha lasciato posto alla più locale birra. Io mi sono sentito vivo. Ho sentito la squadra vicina a quello che deve essere il sentimento comune. Non sarà facile per nessuno e la stagione risulterà lunga.

 

Ma avremo vicina una ciurma pronta a tutto. Io la voglio vedere così, sono un inguaribile sognatore. Oppure sono estremamente lucido. Sei volte ai play-off su sette stagione giocate, due finali scudetto e una semifinale di Eurocup sono numeri che fanno perdere il contatto con la realtà, sono situazioni irripetibili.

 

O forse no. Ma io sono pronto a tutto. Perché pensare a un interruttore che si alza e che riporta tutto a una situazione pre Covid sarebbe stato folle. Io mi tengo stretto questa faticosa esistenza, questo ritrovare espressioni antiche e questa esultanza per una tripla. Io c’ero domenica 26 settembre contro la Virtus. Mi è sembrato di sognare. Mi è sembrato normale. Finalmente.

 

 

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